Renzo Bongiovanni Radice
Renzo Bongiovanni Radice nasce a Palazzolo Milanese il 10 settembre 1899.
Il padre ha origini emiliane, di Reggio, la madre appartiene all’ aristocrazia milanese, i Radice.
Renzo ha una sorella, Carla, e un fratello, Gino, poi avvocato, che morirà nel 1963 e al quale sarà dedicato il “Premio di pittura Città di Cormano”, istituito nel 1966 e riferito ai giovani artisti.
I Bongiovanni hanno lunga tradizione militare, vantano generali, medaglie al valore, assi dell’aviazione con frequentazioni dannunziane, uno zio, Gino anch’egli, ambasciatore in Cina nel 16, governatore della Cirenaica e senatore del Regno. Renzo stesso, a sedici anni, ragazzo del ‘99, parte volontario per il fronte; sarà, comunque, l’unico tributo alla vocazione familiare: niente scuola allievi ufficiali, infatti.
Gli studi in genere, del resto, lasciano a desiderare. Bongiovanni è cattivo scolaro e allievo, preso sin da piccolo, secondo la miglior letteratura, da passione artistica, pare ereditata dalla madre.
Dopo qualche scuola privata, qualche collegio e deludenti risultati, finalmente i genitori danno via libera all’inclinazione naturale e Renzo inizia a studiare pittura sotto la guida di Attilio Andreoli (1877-1950), erede della Brera di Giuseppe Bertini e Vespasiano Bignami, accademico maestro della scena storica e della spatola.
E “andreoliani” sono gli esordi di Bongiovanni, nella tecnica e sin nei titoli di postromantica allusione, a cominciare da Parola del Signore, con cui partecipa alla sua prima esposizione pubblica, la Biennale di Brera del 1925; e a seguire, Il germoglio, Romanzo russo della Biennale di Venezia del 1928, L’idolo.
A questo punto, la svolta e, dopo brevi e anomale esperienze di ambito novecentista, l’ineludibile richiamo di Parigi, all’inizio degli anni Trenta. A Parigi, presa casa in Montmartre, frequenta la scuola di André Lhote (1885-1962).
Autore di trattati sul paesaggio e sulla figura, ispirato propugnatore del paesaggio composto, accostatosi anche ai cubisti, Lhote non aveva pero successo di pubblico pari ai meriti di teorico, e dunque nel 1920 aveva aperto un’Accademia, che avrà vita sino al 1950. Dopo questo primo periodo, Bongiovanni tornerà costantemente a Parigi per l’intera vita.
Una vita schiva e solitaria, tutta trascorsa, a parte Parigi, fra lo studio milanese di corso Garibaldi 2 (ora sede della Fondazione) e la “Palazzola”, la villa di famiglia a Stresa (lasciata poi alla città per legato testamentario dal nipote Adolfo Pini, figlio di Carla).
Si parla, per Bongiovanni, di carattere chiuso, di certo qual aristocratico distacco o timidezza, che si riscontra anche nella sua ritrosia ad esporre, soprattutto a realizzare mostre personali. Ciononostante, il curriculum espositivo comprende significative presenze alle Biennali di Venezia, alle Quadriennali di Roma, alle Biennali di Milano della Permanente, di cui fu socio sin dagli anni Venti. Sulle dita di una mano si contano, invece, le personali, per reticenza e forse per quel severo costume di lavoro che lo portava a distruggere in continuazione quadri, magari già ultimati ma evidentemente di non piena soddisfazione.
Tale riservatezza esistenziale, è però contrassegnata
da grandi e duraturi rapporti di amicizia, come quelli con Donato Frisia, Francesco De Rocchi, Emilio Radius, Leonardo Borgese, Dino Buzzati e Orio Vergani, frequentatori, con lui, dello storico gruppo di Bagutta.
Renzo Bongiovanni Radice muore a Milano, in seguito a un attacco di cuore che Io coglie a Parigi, il 22 febbraio 1970.